Il ritardo nella presentazione del piano nazionale apre una nuova fase di confronto con Bruxelles e rende urgente una strategia italiana sulla riqualificazione energetica degli edifici.
La direttiva europea sulle cosiddette “case green” incontra i primi ostacoli lungo il suo percorso di attuazione. Entro il 31 dicembre 2025 tutti gli Stati membri dell’Unione europea avrebbero dovuto trasmettere alla Commissione europea una prima bozza dei rispettivi piani nazionali di ristrutturazione degli edifici, un documento strategico pensato per tracciare la roadmap verso un patrimonio immobiliare più efficiente dal punto di vista energetico.
Oltre all’Italia, risultano destinatari della comunicazione anche Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia. La richiesta dell’Europa è chiara: presentare quanto prima i progetti dei piani nazionali, indispensabili per definire le strategie di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.
I governi hanno ora due mesi di tempo per fornire una risposta alla lettera della Commissione. Qualora le spiegazioni non fossero considerate soddisfacenti, Bruxelles potrà procedere con il passo successivo della procedura, ovvero l’emissione di un parere motivato che formalizza l’inadempimento.
Alla base della vicenda c’è la direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici, la Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), che rappresenta uno dei pilastri della strategia climatica europea. L’obiettivo è trasformare gradualmente il patrimonio immobiliare del continente in un sistema a emissioni zero entro il 2050.
Per raggiungere questo traguardo, la normativa prevede tappe precise. Gli edifici residenziali esistenti dovranno ridurre il consumo medio di energia primaria almeno del 16% entro il 2030 e tra il 20 e il 22% entro il 2035. Per il settore non residenziale, invece, gli Stati membri dovranno intervenire sugli immobili con le peggiori prestazioni energetiche, ristrutturando almeno il 16% di questi edifici entro il 2030 e il 26% entro il 2033.
Sul fronte delle nuove costruzioni le regole sono ancora più stringenti. Tutti i nuovi edifici non residenziali dovranno essere a zero emissioni a partire dal 2028, mentre per le abitazioni la scadenza è fissata al 2030.
I piani nazionali di ristrutturazione edilizia rappresentano quindi uno strumento chiave per definire come ciascun Paese intenda raggiungere questi obiettivi. Dopo la prima bozza, la Commissione europea dovrà fornire le proprie valutazioni, permettendo agli Stati membri di arrivare entro la fine del 2026 alla versione definitiva del piano.
Se la risposta non arriva o non viene ritenuta adeguata, l’esecutivo europeo può emettere un parere motivato che invita formalmente il Paese a porre rimedio alla violazione. In caso di ulteriore mancato adeguamento, la Commissione può infine portare la questione davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, aprendo la fase contenziosa del procedimento.
Alla luce di questo scenario, diventa sempre più centrale il ruolo dell’Italia nel definire una strategia concreta e credibile per l’efficientamento energetico del proprio patrimonio immobiliare. Il ritardo nella presentazione del piano nazionale rappresenta infatti non solo un problema procedurale nei confronti delle istituzioni europee, ma anche un segnale della complessità che il Paese deve affrontare per coniugare transizione energetica, sostenibilità economica e tutela del patrimonio edilizio.
Nei prossimi mesi sarà quindi fondamentale che il governo italiano acceleri la definizione di un percorso chiaro e realistico, capace di rispettare le linee guida europee ma anche di adattarle alle specificità del contesto nazionale. Un passaggio che assume ancora più rilevanza alla luce del nuovo panorama energetico e geopolitico che si sta delineando in Europa, dove sicurezza energetica, indipendenza dalle fonti fossili e sostenibilità ambientale stanno diventando elementi sempre più interconnessi nelle politiche pubbliche.
In questo quadro, la sfida per l’Italia non sarà soltanto evitare l’avanzamento della procedura d’infrazione, ma soprattutto trasformare gli obiettivi della direttiva europea in un’opportunità di modernizzazione del settore edilizio e di rilancio degli investimenti nella transizione energetica.




