La nuova frontiera del fotovoltaico è rappresentata dagli impianti galleggianti che nel mondo si stanno affermando sempre di più. L’Italia, rispetto ad altri paesi, naviga decisamente più a rilento in tale direzione, ciononostante è in arrivo in Abruzzo il primo impianto offshore.

La società norvegese Fred Olsen Renewables, specializzata nelle fonti rinnovabili, ha chiesto e ottenuto la concessione demaniale marittima, della durata di quarant’anni, per la realizzazione di un parco fotovoltaico al largo di Ortona a circa 2,5 – 3,5 km dalla costa. Come reso noto dalla Capitaneria di Porto di Ortona in un avviso pubblico dedicato, l’impianto da 101 MW, comprensivo di un sistema di accumulo energetico da 20 MW, sarà composto da 151.200 moduli FV su 40 piattaforme galleggianti e 10 ulteriori piattaforme che accoglieranno i gruppi di conversione e trasformazione BT/MT.

Il tutto sarà connesso alla rete di trasmissione elettrica nazionale tramite cavidotto marino a 150 kV della lunghezza di circa 3,1 km. L’estensione dello specchio acqueo totale occupata sarà pari a 4.583.765 mq. L’utilizzo di fotovoltaici galleggianti, su laghi e bacini irrigui, è affermato da diversi anni in paesi come: Cina, India, Corea del Sud, Regno Unito.

Di più recente implementazione sono invece gli impianti offshore, cioè realizzati sulle acque del mare e che attualmente si stanno diffondendo nel mondo. In Italia si fa un po’ di fatica soprattutto sul fronte delle autorizzazioni, ma alcune imprese si stanno adoperando per attivare impianti di questo tipo anche nel nostro paese. Oltre quello che sarà realizzato a Ortona, sul territorio nazionale ci sono altri progetti simili in particolare a Taranto dove sta nascendo il primo impianto ibrido in mare aperto.

Come in tutte le tecnologie sono presenti criticità anche per i sistemi offshore. In particolare le complicazioni possono derivare da condizioni ambientali sfavorevoli come il vento forte o dalla presenza di sale marino che potrebbe portare a un peggioramento delle prestazioni dei pannelli. Si rendono quindi necessari particolari accorgimenti in fase di progettazione, di manutenzione e pulizia finalizzati a ridurre le problematiche. Anche i costi di investimento sono, di conseguenza, superiori rispetto a un impianto realizzato sulla terra ferma.

Tuttavia i vantaggi superano di gran lunga le difficoltà. L’utilizzo di fonti rinnovabili, potrebbe aiutare l’Europa ad uscire dalla crisi energetica attuale e sganciarsi definitivamente dai fornitori esterni alla Comunità diventando così autonoma. Realizzare grandi parchi solari offshore potrebbe inoltre aiutare a fornire energia pulita alle isole e alle aree costiere densamente popolate dove non ci sono spazi a terra per impianti tradizionali.

Altri benefici si possono ottenere anche sul piano più strettamente tecnico: i sistemi galleggianti consentono di ridurre l’evaporazione dell’acqua, grazie agli ombreggiamenti forniti dai pannelli, e, soprattutto, la resa energetica è più elevata perché l’acqua contribuisce a mantenere una temperatura adeguata dei moduli (di circa 25° C) anche nei mesi più caldi quando l’efficienza scende notevolmente. In queste condizioni la produzione annua di energia aumenta di oltre il 10% rispetto a un impianto a terra tradizionale. Inoltre i tempi di installazione risultano essere minori e c’è una maggiore sicurezza riguardo gli atti vandalici. A prescindere da questioni economiche e tecniche, dal punto di vista etico la crisi climatica, con cui stiamo facendo i conti nell’era contemporanea, dovrebbe essere un motivo più che valido per spingere i Paesi ad abbandonare l’uso di fonti fossili e puntare definitivamente su quelle rinnovabili.